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Thursday, 29 September 2011

Le eccellenze del Terroir: Coniglio Grigio di Carmagnola

CONIGLIO GRIGIO DI CARMAGNOLA - immagine dal web






Il Coniglio Grigio di Carmagnola è una razza di corporatura media: corpo e testa allungati, muscolatura è asciutta e soda. Le orecchie hanno lunghezza massima di 14 cm. La pelliccia è folta e soffice di media lunghezza, di colore grigio ed ha un colorito più chiaro sul ventre e sulla parte inferiore della coda. Sulla nuca di solito vi è una macchia chiara. Le zampe sono robuste ed hanno unghie pigmentate. Il peso dei maschi adulti varia da 4 a 5 Kg circa, mentre quello delle femmine adulte si attesta intorno ai 3-4 Kg.


LA STORIA

Il Coniglio Grigio di Carmagnola si è originato da una popolazione locale di conigli comuni a mantello grigio, molto diffusa nelle aziende piemontesi alla fine degli anni cinquanta del Novecento. Tale varietà locale, quasi completamente scomparsa agli inizi degli anni ottanta del secolo scorso, almeno come razza pura, è stata ora riscoperta e studiata, aumentandone la diffusione.
La consistenza attuale di esemplari di questa razza non è nota. Si sa che un nucleo in purezza di 10 maschi e 70 femmine è allevato a Carmagnola, presso il Centro di Allevamento del Dipartimento di Scienze Zootecniche della Facoltà di Agraria dell'Università di Torino.
Dal 1982 si è avviata una iniziativa di recupero di questa razza locale dimostratasi interessante ai fini produttivi. Il nucleo su cui si opera, essendo relativamente "chiuso", ha imposto un programma di accoppiamenti con controllo della consanguineità. Attualmente vi è un crescente interesse per i maschi e i lavori sono, quindi, indirizzati alla creazione di una linea maschile senza però trascurare la finalità della salvaguardia della razza-popolazione.
L’Associazione Produttori Avicunicoli del Piemonte da anni ha investito notevoli risorse umane ed economiche nella ricerca storiografica, antropologica e culturale di quanto sul territorio regionale piemontese ancora esista come “memoria” sulle razze autoctone avicunicole.
Il Coniglio Grigio è, infatti, con la gallina Bianca di Saluzzo e quella Bionda Piemontese, tra i  gioielli della biodiversità Piemontese. Come tale si presta ad essere rilanciato come razza rustica adatta agli allevamenti estensivi e biologici fortemente legati a particolari territori della regione.



PROCESSO DI PRODUZIONE

i Conigli Grigi di Carmagnola sono allevati in piccoli nuclei, con sistema estensivo familiare, a terra o in gabbie di legno e alimentati con erba e fieno e scarti di cucina. Il coniglio grigio viene utilizzato in genere solamente per il consumo familiare. Solo raramente, in casi di eccedenze, questo coniglio è venduto sul mercato.
I capi sono commercializzati ad un peso e ad un'età leggermente superiori agli altri conigli. In questo modo le carni sono più mature e sapide e, pertanto, risultano particolarmente apprezzate dal consumatore.
Il Coniglio Grigio di Carmagnola viene allevato seguendo un rigido disciplinare di produzione istituito dal Consorzio delle razze avicunicole piemontesi. Nelle sue linee guida essenziali viene richiesto agli allevatori di garantire un alto benessere animale, un’età minima di 105 giorni e un peso alla macellazione non inferiore a 1,9 kg.


QUALITA’

Il Coniglio Grigio di Carmagnola si segnala innanzi tutto per l'ottima resa: la sua struttura ossea è molto fine e la massa muscolare superiore a quella delle altre razze. Le carni sono fini, tenere, sapide, particolarmente bianche e per niente stoppose. Un tempo il coniglio ai peperoni fatto con le carni del Grigio di Carmagnola era un piatto immancabile in ogni menù delle osterie piemontesi, così come il coniglio all'Arneis nel Roero, piatto antico ed erede diretto della lepre al civet (dalle squisite carni marinate nel sangue e nel vino).
Il consumatore apprezza questo coniglio che considera "nostrano" in quanto non proveniente da allevamenti industriali.


LINK UTILI E FONTI:



APPROFONDIMENTI:
IL PRESIDIO SLOW FOOD.



Da quanto visto sinora si può pensare che successivi sviluppi che porteranno a caratterizzare ancora meglio la razza cunicola “Grigia”, oggi in forte rilancio di immagine, e con notevoli opportunità produttive grazie anche al suo inserimento nell’elenco dei prodotti tipici regionali e alla costituzione, dal 2008, del presidio “Slow Food”.



Tutela legislativa.

Il Coniglio Grigio di Carmagnola è classificato come "Prodotto agroalimentare tradizionale della Regione Piemonte", ai sensi dell'art. 8 del D.lgs. 30 aprile 1998, n. 173 e dell'Allegato alla Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n. 46-5823.



PRODUTTORI

Consorzio di Tutela delle razze avicunicole
piemontesi
Bionda, Bianca, Grigio
10022 Carmagnola (To)
Via Chiffi, 51
tel. +39 338 9184729

Pier Luigi Anfossi
12030 Cavallerleone (Cn)
Via Nosca, 2
tel. +39 0172 88075

La Cerea
di Ermanno Spirito Panero
10040 Pralormo (To)
Regione Roncaglia
Cascina Cerea, 7
tel. +39 011 9481265
+39 333 5742594

Valeria Damonte
10060 Cantalupa (To)
Via Sala, 41
tel. +39 0121 352002

Adriano Delù
15020 Murisengo (Al)
Via Rivo, 35
tel. +39 339 1218119

Fattoria didattica Agripiemonte
10022 Carmagnola (To)
Via Pochettino, 23
tel. +39 011 9713519
+39 333 2608533



RICETTE:




Wednesday, 28 September 2011

Tonno di coniglio: tradizione Monferrina D.O.C.






Un piatto che viene direttamente dalla tradizione più autentica delle mie colline del Monferrato Astigiano. Qui anche la più semplice e povera delle case ha sempre avuto qualche pollo che razzolava in cortile e un angolo dedicato alla conigliera. Polli e conigli erano praticamente le uniche carni che i nostri contadini potevano permettersi, per lo più nei giorni di festa. 

E in un mondo in cui non esisteva il frigorifero, figuriamoci il freezer, c'era da ingegnarsi per farla durare questa poca carne disponibile. Così pure era opportuno che il pranzo lo si trovasse pronto da consumare al rientro dai campi o dalla vendemmia. 

Così la saggezza contadina ci ha regalato questo piatto che nella sua semplicità è di una raffinatezza incredibile e che, servito magari con una piccola insalata di misticanza verde, assolutamente non sfigura tra antipasti di più moderna ispirazione.

Ricco di gusti di erbe fresche e conservato dopo la cottura per almeno una notte nell'olio extra vergine la carne di coniglio diventa tenerissima, simile appunto a quella del tonno. Ricordate il vecchio spot del tonno che si taglia con un grissino? Ecco, così.

Per l'olio è meglio preferirne uno dal gusto delicato come quello ligure che per altro bene rispecchia la tradizione piemontese: qui l'olio arrivava portato a spalla insieme alle acciughe sotto sale da personaggi, uomini o donne, che per mestiere attraversavano a piedi l'appennino ligure fino alle nostre valli e colline.  Quando io ero piccolissima c'era ancora in paese un'anziana donna conosciuta come l'ancjuera ( da ancjua = acciuga)!

E se avete la fortuna di mettere le mani su un bel coniglio Grigio di Carmagnola allevato come si deve, che dire? Avrete fatto un balzo indietro nel tempo degno di essere ricordato.






Ingredienti:
  • 1 coniglio intero (se possibile usate un coniglio Grigio di Carmagnola allevato in cascina)
  • brodo vegetale 
  • 5-6 spicchi d'aglio
  • 1 cucchiaino di bacche di ginepro
  • una ventina di foglie di salvia
  • olio extra vergine q.b.




Metodo:

  • Preparate un brodo vegetale portando a bollore abbondante acqua salata a cui avrete aggiunto una cipolla steccata con 7-8 chiodi di garofano, 2 carote, mezza testa di sedano, qualche rametto di prezzemolo e di rosmarino, un cucchiaino di pepe nero in grani e 1/2 bicchiere di vino bianco secco. Lasciate consumare per circa 20 minuti quindi unitevi il coniglio intero pulito e lavato. 
  • Fate bollire a fuoco medio basso sino a quando la carne si stacca dalle ossa. Spegnete e lasciate raffreddare nel suo brodo.
  • Quando il coniglio è ormai freddo estraetelo dal brodo e disossatelo, riducendo la polpa, se necessario, in pezzi della grandezza di una noce.
  • In una terrina, disponete a strati la carne di coniglio, la salvia in foglie, gli spicchi d'aglio puliti e le bacche di ginepro. Ricoprite con olio extra vergine di oliva e riponete in frigo per almeno una notte. Al mattino aggiungete se necessario altro olio che nel frattempo sarà stato assorbito dalla carne.
  • Servite come antipasto accompagnandolo se volete con una insalatina verde.




Coniglio Grigio di Carmagnola:

Monday, 8 August 2011

Le eccellenze del Terroir: il Carciofo Violetto di Perinaldo


CARCIOFO VIOLETTO DI PERINALDO - immagine dal web


Da oggi si apre su Food 4 Thought una nuova rubrica: 'dal Terroir', dedicata appunto a quei prodotti del territorio che rappresentano l'eccellenza gastronomica e la biodivesità. La rubrica nasce e verrà aggiornata di pari passo con l'inserimento da parte mia delle schede prodotto nel data base di Gente del Fud, la nuova community che per iniziativa del Pastificio Garofalo verrà lanciata a settembre sul web.




L'obiettivo di Gente del Fud, come forse ormai saprete, è di mettere in rete, rendendole disponibili a tutti, le conoscenze dei foodblogger in materia di prodotti di qualità, la loro storia, le loro caratteristiche e le informazioni concernenti i produttori. Amplificarne anche solo di poco la portata rendendo le stesse informazioni disponibili anche su questa mia pagina mi sembra doveroso e corretto. Eccovi quindi il primo prodotto da me inserito.



Cynara scolymus, varietà Perinaldo (violet di Provenza o carciofo violetto di Perinaldo), è coltivato oggi esclusivamente a Perinaldo e sulle alture della confinante Provenza fra i 400 e i 600 metri di altitudine: si tratta della varietà chiamata comunemente "violet francese".
Pianta di origine: pianta erbacea perenne delle Composite che presenta un rizoma sotterraneo, con radici ramificate, da cui ogni anno si originano nuovi germogli detti carducci.
Da essi, a primavera, spuntano le foglie pennate di colore grigio verde e dal centro della rosetta finale spunta un fusto di 50-150 cm di altezza, ramificato.
Ogni ramo termina con un capolino floreale.
Tale capolino ha base ingrossata, carnosa, con brattee a forma di scaglie che in alcune varietà terminano con una spina. Da esso si sviluppano dei fiori azzurri.


LA STORIA

Le ragioni per cui questa varietà francese si trova nel territorio comunale di Perinaldo sono di natura storica e agronomica.Con la campagna d'Italia Napoleone visitò e soggiornò a Perinaldo in compagnia del generale Massena e di quattro battaglioni di militari, molti dei quali originari della vicina Provenza, allora territorio italiano. Saranno loro qualche anno più tardi che, stabilitisi a Perinaldo, introdurranno questa nuova coltura.
Ci sarebbe da chiedersi come mai i paesi vicini non abbiano seguito l'esempio. La risposta è soprattutto nelle caratteristiche pedoclimatiche: l'altitudine (440-600 m s.l.m), l'esposizione al sole, il terreno di medio impasto, la disponibilità di acqua un buon drenaggio e infine la gelosia degli stessi perinaldesi, poco disponibili a rivelare i loro segreti.


COLTIVAZIONE

La generosità produttiva del CARCIOFO DI PERINALDO, dipende molto dalla sua esposizione senza tralasciare la fertilità del terreno e gli elementi nutritivi in esso contenuti. Il substrato terroso che accoglierà le piantine va preparato con l'apporto di sostanze organiche che lo rendano soffice e permeabile, per migliorare la capillarità in superficie e permettere quindi un buon drenaggio dell'acqua. Il drenaggio è necessario e lo si trova spesso lungo i bordi dei classici muretti a secco. Il sesto di impianto non ha preferenze, è pero' necessario rispettare la distanza di almeno cm 120 sulla fila. Questi e altri accorgimenti che un bravo coltivatore sa effettuare consentono alla pianta una produzione che va dai dieci fiori del primo anno ai 25 del secondo anno. Le piante del carciofo provenzale non vanno sostituite, si deve solamente procedere a uno sfoltimento del bulbilli radicali dopo il secondo anno di produzione.
Ai giorni nostri l'impegno e la sensibilità delle nuove generazioni che intraprendono la coltura del biologico consentono di mantenere viva questa produzione tradizionale. Il violet di provenza si presta infatti molto bene alla coltivazione biologica: dall'impianto alla raccolta non necessita assolutamente di antiparassitari o anticrittogamici di sorta. Tagliato con una parte di stelo si mette in acqua per una conservazione settimanale senza ricorrere alla refrigerazione, senza quindi dover ricorrere a conservanti per il suo mantenimento.
I CARCIOFI DI PERINALDO si raccolgono tra maggio e giugno.


QUALITA’

Il CARCIOFO DI PERINALDO è un carciofo senza spine, di bell'aspetto. La pianta cespugliosa ha un portamento eretto con all'apice del germoglio; il fiore e di colore viola cenere, che in prima fioritura si presenta composto e leggermente schiacciato. La seconda fioritura laterale è invece slanciata e omogenea e non presenta barbe o stoppe. Il cuore è delicato, di colore paglierino ed assume una tinta tendente al violetto quanto più è maturo. Rimane sempre eccellente al palato. Le foglie sono molto decorative, di colore argento in superficie con tonalità più tenui nella parte inferiore.
Resistente alle temperature più rigide, sopporta la siccità e non necessita di trattamenti chimici per produrre il frutto. È ricco di proprietà organolettiche e si distingue per bontà e raffinatezza sia crudo, sia cotto.
Ha un elevato contenuto in fibre, in acidi organici (tannini) e in ferro. Tra le varie sostanze contiene la cinarina, principio ad azione coleretica e colagoga e che pertanto regolarizza le funzioni intestinali. Ha anche attività tonica, diuretica e ipocolesterolizzante. Per tali proprietà la pianta si consiglia ai malati di fegato, diabete, arteriosclerosi, artrite, colite, eczema. Se ne sconsiglia l’uso nelle donne in gravidanza per l’effetto anti galattogeno e nei bambini piccoli

Si fregia della De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine), il marchio creato dall'indimenticato Luigi Veronelli a favore delle piccole comunità che credono nello sviluppo delle tipicità alimentari ed è inserito nell'atlante dei prodotti tradizionali della Liguria.
Dal 2008, dopo la sua presentazione ufficiale al Salone del Gusto di Torino, nell'ambito di "Terra Madre",  è presidio Slow Food.
Si riporta il giudizio espresso da "Carlin" Petrini:
"croccante, profumato e ricco di esaltanti sensazioni al palato; è sicuramente un meritato Presidio Slow Food…. auguri!" 


LINK UTILI E FONTI:



APPROFONDIMENTI:

IL PRESIDIO SLOW FOOD.






Sette piccoli coltivatori locali, riuniti in un consorzio, lo producono in piccole quantità (circa 55/60 mila capolini ogni anno) e lo trasformano, in parte, in sottoli eccellenti. I germogli del carciofo sono infatti conservati in olio extravergine di taggiasca prodotto dalle aziende olivicole locali e alcuni dei coltivatori sono anche produttori di olio. Un disciplinare di produzione ne regola le modalità di coltivazione e ne garantisce la tracciabilità.



LA RASSEGNA GASTRONOMICA DEL CARCIOFO DI PERINALDO.







La seconda domenica di maggio si svolge a Perinaldo la "Rassegna gastronomica del carciofo di Perinaldo e dell'olio extravergine di oliva taggiasca": nelle vie del paese si tiene un mercatino del prodotto fresco e in questa occasione è possibile degustarlo cucinato nelle ricette tradizionali locali.


I PRODUTTORI

Andrea Arnaldi
18032 Perinaldo (Im)
Località Trumè, 5
tel. +39 0184 672140
+39 328 0284104


Vittorio Cassini
18032 Perinaldo (Im)
Frazione Negi
tel. +39 0184 223845


Fausto Guglielmi
18032 Perinaldo (Im)
Via Matteotti, 47
tel. +39 0184 672166


Francesco Guglielmi
18032 Perinaldo (Im)
Via Matteotti, 46-48
tel. +39 0184 672234
+39 338 3981160


Mario Pazzano
18032 Perinaldo (Im)
Località Alpicella
tel. +39 328 5905899



RICETTE:

Il Carcioghiotto Replicante





Friday, 13 May 2011

Rolatine di coniglio Sous Vides su coulis di peperone rosso e riso basmati

   




   Ci sono momenti nella vita di un cuoco dove è indispensabile sperimentare. Magari state covando da un po' di tempo una curiosità specifica. Oppure vi siete imbattuti in qualcosa che per voi è una novità. Altre volte semplicemente siete stati inaspettatamente folgorati da un'idea.

    Oggi per me era uno di quei giorni. Per dirla proprio tutta qualcosa mi frullava per la testa già dall'inizio della settimana e, mumble, mumble, alla fine sono arrivata a quel fatidico punto di non ritorno del cuoco: accendere il gas sotto alla pentola. Per quanto apprezzi molto l'innovazione culinaria, sono una che normalmente riserva un sano scetticismo nei confronti di quanto mi possa puzzare di moda. Però questa volta la curiosità, appunto, ha vinto. 

   Immagino che avrete già sentito parlare di cottura Sous Vides o, più volgarmente, cottura sotto vuoto. Trovo la materia interessante ma, devo dirlo, anche piuttosto confusa. 

   Interessante perché io amo i cibi poco cotti e poco elaborati, prediligo le verdure al dente, magari cotte a vapore, e le carni al forno agli intingoli super raffinati. Tra i miei credo in cucina c'è 'cuoci meno e tieni gli ingredienti e i sapori al giusto minimo'. Ad una mia amica che recentemente si lamentava di non riuscire mai nel Roast Beef semplicemente ho detto 'abbassa il forno e riduci i tempi - nel dubbio cuoci meno, che come con il sale sei sempre in tempo a  rimediare'. Comprensibile quindi la mia attrazione per la cottura sottovuoto: temperature bassissime a tempi lunghi, proprietà organolettiche non disperse, sapori degli ingredienti esaltati senza la necessità di grandi aggiunte di condimenti.

   Passiamo alla confusione. Un po' mi sono documentata. Sono andata in rete e doverosamente ho spulciato tutto quello che mi sembrava serio e rilevante. I risultati, devo dire, sono stati piuttosto deludenti. A parte un bell'articolo sul conte Rumford, pioniere della cottura sottovuoto già nel 1799, che vi segnalo e che trovate quiho trovato notizie per lo più contraddittorie su metodi e strumenti, vaghe se non assenti sui tempi di cottura, preoccupanti sull'affidabilità igienica del metodo. Nonostante la confusione, quasi l'unica indicazione su cui più o meno tutti concordano è la temperatura di cottura per le diverse carni (e grazie a Dio, sennò mollavo tutto).

    Così ho immagazzinato il tutto, fatto un bel frullato mentale, ci ho fatto la tara e me ne sono uscita con la versione 'casalinga' del Sous Vides. Alla fine mi sono sentita orgogliosa il giusto: applicando un po' di scienza empirica da cuoca di casa e una buona dose di pazienza nella regolazione della temperatura ho ottenuto un risultato che mi ha più che soddisfatto.


Monday, 2 May 2011

carpione alla piemontese









    Di nuovo in Piemonte. Beh, culinariamente parlando intendo, visto che non mi sono mai mossa. Immagino che del Carpione molti di voi abbiano già sentito parlare. E' la versione Piemontese di un sistema tradizionale e antico, presente in molte regioni italiane, di conservare i cibi precedentemente fritti, proveniente direttamente dalle cucine delle nostre bisnonne dove i frigoriferi non esistevano. La base è una marinata acidula a base di vino e aceto in cui si sommerge l'alimento da conservare. Ovviamente il gusto fa la sua parte. E così ognuno questa marinata la insaporisce a modo suo. Da noi tradizionalmente la si costruisce su vino rosso e aceto di vino rosso e i gusti principali sono la salvia, le cipolle e l'aglio. 

    Il bello, almeno qui da noi, è che gli alimenti che si conservano in questo modo sono innumerevoli. Forse tra i primi furono i pesci (da carpa infatti deriva presumibilmente il nome carpione), ma così poi anche le verdure (zucchine e melanzane), le bistecchine impanate di pollo e non ultime le uova, fritte, in camicia o sotto forma di frittata.

   E  frittatine verdi in carpione è proprio quello che ho preparato l'altro giorno: un antipasto fresco che va bene per tutta l'estate.



Ingredienti:

per le frittatine:
6 uova
2 cucchiai di prezzemolo tritato
1 cucchiaio di erba di san Pietro tritata
sale e pepe
1 cucchiaio di olio per cuocere

per il carpione:
2 cipolle 
2 cucchiai di olio
un mazzetto di salvia
3-4 spicchi d'aglio
200cl di aceto di vino rosso
200 cl di vino rosso corposo
5-6 grani di pepe
5-6 bacche di ginepro

cucina piemontese


   Preparate le frittatine: sbattete bene le uova e aggiungete gli altri ingredienti. Scaldate l'olio in una padella anti-aderente e cuocete le frittatine una per volta versando un mestolo di composto nella padella e girando a metà cottura. In alternativa, se avete a disposizione dei coppa pasta da almeno 10 cm di diametro, appoggiateli sulla padella calda e versate il composto per la frittata al loro interno. In questo modo potete cuocere più di una frittatina per volta e ottenere una forma più regolare.

   Preparate il carpione: fate imbiondire le cipolle affettate finemente nei 2 cucchiai di olio a cui avrete aggiunto l'aglio a fettine, i grani di pepe e le bacche di ginepro. Versate su queste il vino e l'aceto. Aggiungete la salvia, portate ad ebollizione, abbassate il fuoco e fate evaporare per qualche minuto allungando eventualmente con mezzo bicchiere d'acqua.  

    Scolate la cipolla e la salvia dal liquido. Disponeteli in una ciotola, a strati con le frittatine finendo con uno strato di cipolla e salvia. Versate su tutto il liquido del carpione ancora caldo. Lasciate raffreddare e trasferite in frigorifero. Attendete almeno 1 giorno, meglio 2 o 3, prima di consumare freddo.

    

Saturday, 30 April 2011

Coronation Chicken per C&W.

   


        



            Lo confesso: non ce l'ho fatta, non ho resistito. In una giornata come quella di ieri non ho saputo fare a meno di preparare un piatto che in qualche modo rappresentasse l'evento del giorno: il Royal Wedding. Così ieri sera,  I put my hat on. E, con un po' di ironia, abbiamo a nostro modo festeggiato anche noi.


  

       La scelta è stata inevitabile: il Coronation Chicken, un  insalata di pollo inventata appositamente per il banchetto dell'incoronazione di Elizabeth II (AKA, affettuosamente, Queen Lizzie!), quindi quasi 60 anni fa. Con il tempo è diventato in Inghilterra popolarissimo - raramente manca ad una festa - e ognuno credo abbia la sua versione. Spesso è  purtroppo banalizzato in un mucchietto di pollo condito con una maionese a cui si è aggiunto un po' di curry premiscelato e proveniente direttamente dagli scaffali del supermercato - ma si sa, su queste cose sono una vera snob, LOL! -  la mia versione, per quanto personalizzata, parte perciò da una base un po' più vicina all'originale.







Thursday, 7 April 2011

Il carcioghiotto replicante.


   Nuovo contest, nuovo challenge! Confesso che i contest mi piacciono molto. Prima di tutto sono spesso un bello stimolo a creare nuovi piatti e A POSTARLI (cosa non così scontata e automatica quando si deve convivere con la fretta e le complicazioni della vita). Poi, soprattutto per una neo-blogger come me, hanno il vantaggio aggiuntivo di essere un buon veicolo per nuove amicizie. E cos'altro stiamo a fare qui? 

   Quando ho visto il contest 'Homemade is better' per esempio, mi sono subito partiti i neuroni gastronomici e ho pensato a uno dei pochi cibi pronti che si consumano a casa mia (si, è vero, su questo sono una snob, pensate che a casa mia il microonde è entrato a fatica solo da pochi anni, e poi solo per scongelare o in estremis scaldare qualche piatto. LOL!). Sto parlando dei mitici Carcioghiotti, carciofini grigliati sott'olio della Ponti che non hanno rivali né paragone. Il contest mi ha dato lo spunto per dire che era ora che provassi a replicarli e prepararmeli da me. Dopo tutto questa è la stagione in cui al mercato si trovano i carciofi per due lire...

   Ecco quindi che mi sono infilata il mio cappello pensante e ho cominciato a chiedermi quali erano le caratteristiche che rendono questi i carciofini più buoni al mondo. Poi ho inevitabilmente scartabellato tra tutti  libri di cucina e verificato alcune delle ricette disponibili sulla rete, confrontandole tra loro e cercando ispirazione.  
   Alla fine mi sono data una risposta. Leggete la ricetta e se ne avete voglia provateli - sono anche semplici da preparare - e poi fatemi sapere se pensate che ho azzeccato. Qui stanno sparendo a velocità supersonica!






Saturday, 26 February 2011

Antico coniglio 'dos e brusch'

    La mia macelleria è una boutique del gusto. E' gestita da due signori, Giovanni e Franc, che quasi quasi ti presentano personalmente, uno ad uno e con tanto di stretta di zampa, gli animali di cui ti servono la carne. Come se non bastasse i prezzi sono incredibilmente pop! Questo naturalmente è possibile solo perché ho l'incredibile fortuna di vivere tra le colline del Monferrato, in Piemonte. Non è stupefacente che nel corso degli anni un nutrito gruppo dei miei amici torinesi abbia preso l'abitudine di fare scorta di carne qui da Giovanni e Franc ogni volta che mi vengono a trovare. Io stessa durante il mio 'periodo tedesco' esportavo regolarmente (e probabilmente illegalmente, chissà?) 3 o 4 settimane di provviste nel baule della macchina!

    Nessuna sorpresa dunque quando l'altro giorno Giovanni mi ha venduto un coniglio raccomandandosi di cucinarlo 15 minuti più del normale perché la bestiola arrivava dalla conigliera del suo vicino di casa. Ergo, era stata amorevolmente cresciuta e nutrita come da sempre si fa nelle nostre cascine, mangiando erba e non mangime pellettato. Inoltre era chiaro che la sua vita di coniglio 'come una volta' era durata ben più del classico battito di ciglia degli animali da allevamento industriale. Era, come si diceva una volta, un coniglio 'fatto'. 

   Non potevo che onorare questa meraviglia con un'antica ricetta della tradizione Astigiana: il Coniglio "dos e brusch" (letteralmente dolce e brusco)  come ce lo insegna quel maestro che é Giovanni Goria nel suo prezioso manuale Cucina del Piemonte Collinare e Vignaiolo, ed. Franco Muzio,  un must per chiunque abbia interesse a conoscere e riprodurre i migliori piatti classici monferrini. 








Ingredienti:
un coniglio a pezzi
2 cucchiai d'olio d'oliva
aglio e rosmarino
1 cucchiaio di farina
1 bottiglia di barbera giovane
1/2 bicchiere di aceto di vino
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di cacao amaro
5 chiodi di garofano
5 bacche di ginepro
1 pezzetto di cannella
noce moscata
1-2 manciate di amaretti secchi

cucina piemontese




    Saltate il coniglio in padella con l'olio, l'aglio e il rosmarino, salate e pepate. Q Quando è dorato spolverate con la farina e mischiate bene cuocendo ancora per un paio di minuti. Trasferite in una casseruola capiente aggiungendo il vino, l'aceto, lo zucchero, il cacao, chiodi di garofano, cannella, bacche di ginepro, noce moscata. Controllate la salatura.
    Mettete il coperchio e lasciate cuocere a fuoco lento fino a quando il coniglio inizia a staccarsi dalle ossa girandolo occasionalmente. 
    Togliete il coperchio e terminate alzando il fuoco e facendo ridurre la salsa. In ultimo cospargete con gli amaretti sbriciolati e servite, possibilmente con una buona polenta.

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